“Prima di vincere. Quello che ci insegna la nuova atletica italiana” fresco di stampa, ADD editore (www.addeditore.it, lo si trova su tutte le piattaforme on line, e ovviamente, consigliato, ordinandolo in libreria) è un libro illuminante scritto da Andrea Schiavon, padovano, giornalista e scrittore che da sempre ha l’atletica leggera nel suo DNA.
Prima di vincere è un viaggio all’interno dell’anima dell’epoca d’oro dell’atletica leggera italiana, ovvero quella che stiamo vivendo da Tokyo 2020, dove, leggendo il racconto dell’ex ante dei campioni, tutti possono ritrovare il senso ultimo degli allenamenti che quotidianamente si svolgono in qualsiasi campo scuola. Non ci si annoia mai nelle 180 pagine, perché non capita tutti i giorni di leggere un nuovo libro di e sull’atletica leggera; escono con il contagocce, spesso sono ricche biografie, raramente analisi di differente tenore come questa. Parlare di questo libro, consigliandolo sotto l’ombrellone nella pausa agonistica agostana, o nel pre e post Palio, è ancora più calzante mentre si riverbera l’onda lunga del successo degli azzurrini agli Europei U20 di Tampere. Pare che ogni pagina prenda vita propria, e che i dodici capitoli – scritti come monografie, su un atleta o su un punto di riferimento dell’atletica italiana – in cui è scandito il libro lascino spazio a un’integrazione, perché i successi italiani non si arrestano. Ma non è questo lo scopo di Schiavon, che vuole portare in superficie quello che sta sotto, che non si vede, ma che riguarda il percorso che porta a una medaglia.
Il libro parla a tutti, a quelli che non conoscono alla perfezione questo sport, e a quelli che lo praticano o l’hanno praticato e che quindi possono qui ritrovare parole e frasi che danno comprensione ad allenamenti, gesti e gare vissute. E poi, ogni tanto, indirettamente si parla anche di noi, di Siena, dell’Uisp Atletica Siena.
Nel capitolo dedicato a Yeman Crippa, c’è una breve citazione anche di Yohanes. Come poteva essere diversamente visto quanto le loro strade si sono e si stanno incrociando? C’è poi il passato remoto di Yeman Crippa, i suoi anni in orfanotrofio, in cui non possiamo non immaginare e vedere anche il nostro Yohanes.
Non manca ovviamente spazio per i due campioni olimpici del 1.8.2021 (ormai una data da festa nazionale) con il primo capitolo del libro dedicato a Marcell che cresce e si infortuna nel lungo fino a trovare la sua strada nei 100m; e il Gimbo nazionale, che non è solo un recidivo istrione, ma soprattutto un gran lavoratore che cesella per ritornare al vertice dopo il duro infortunio di Montecarlo 2016.
E proprio riferendosi a lui, si trova un 2.31 saltato a fine febbraio 2020…..non é citato il luogo, ma noi lo sappiamo, si parla di noi, di Siena, del primo Siena High Jump Indoor Contest e della grande serata della lotta in quota con il cinese Zhang.
I titoli dei capitoli stuzzicano la curiosità (due esempi: Sulla stessa strada; Chi ti sta aspettando?), e anche se non ci sono segreti da svelare, emergono alcuni aneddoti o dettagli rilevatori che colpiscono: il “metodo Di Mulo” e l’oro olimpico della 4×100 che si intuisce frutto, se va tutto bene, di un massimo di una cinquantina di cambi provati in raduno; il DT Antonio La Torre, che non “ha una monocultura intensiva fatta di sola atletica”, ma vanta anche pubblicazioni sull’assorbimento dell’ossigeno nel badminton.
O qualcosa di minore rilievo ma emblematica: la costruzione della futura (e ora ex) primatista italiana di lancio del martello Ester Balassini, quando l’allenatrice Marinella Vaccari che, di fronte alla titubanza di altri allenatori di altre specialità, afferma “se non siete convinti lasciatela a me. Una ragazzina con due piedi cosí buoni, la faccio lanciare“. Sembra un paradosso per i profani di piste e pedane, ma è una storia in cui tanti tecnici e tanti atleti si possono riconoscere a livello universale.
Non si va nei dettagli della descrizione della gare, ma quando è necessario, come ad esempio per la prova di qualificazione di Leo Fabbri ai Mondiali di Budapest 2023 o la gara di Nadia (Battocletti) agli Europei U20 di Grosseto 2017, sembra di rivivere in diretta il momento. Addirittura si preferisce ricordare episodi minori, gare “di formazione”, piuttosto che il successo, la gara che tutti ricordano di quella campionessa o di quel campione.
Nel suo racconto Schiavon poi non rimane estraneo, come un narratore, non è un intervistatore terzo; il libro a volte si muove sulla base anche di ricordi personali e incontri vissuti in prima persona come atleta (marciatore lui da Club Italia, i primi raduni giovanili della nostra atletica ideati da Sara Simeoni nei primi anni novanta) con i vari campioni di cui parla. Sensazioni, descrizioni dei campioni incontrati prima che assurgessero all’onore delle cronache.
Nella lettura, l’attenzione deve posarsi anche sulle parole, non per fare un’analisi grammaticale, ma perché alcune parole ed espressioni che ricorrono – come perseveranza (mai resilienza, ormai abusata), ricostruzione, cambiamenti, rimettersi in discussione, nuovi equilibri, costanza, determinazione, ecc. – segnano una linea temporale che guarda a traguardi lontani, in cui si comprende che prima di vincere, prima di vedere la medaglia, sotto sotto c’è tanto lavoro nascosto, sofferto, costante.
Una storia che quindi, siano campioni olimpici o semplici protagonisti a livello regionale, anche le nostre e i nostri atleti possono comprendere bene.
A questo proposito c’è una frase a un certo punto del libro (p.110) che è una summa delle esperienze che qualsiasi persona che abbia praticato un campo di atletica può sicuramente riconoscere e far propria. È semplice e sintetica, racconta di come si giunge a un grande risultato, a un personal best: “il momento che insegui per anni si concretizza e tu riesci a fare quello che hai sempre sperato. Dura un istante”. Quanti dopo quell’istante si sono sentiti appagati? Quanti hanno cercato, a volte riuscendoci, più spesso fallendo, di rinnovare quell’istante?
È così che si cresce nell’atletica, attraverso percorsi accidentati; è così che si forgiano i vari campioni descritti.
Ci sono poi frasi evocative legate al contesto, come quella riferita agli Europei 2022 nel parco della Mandria, ex riserva di caccia dei Savoia “Alla partenza di una gara di cross, il gruppo si muove come una muta di cani da caccia“; o metafore eloquenti, il doppio oro Jacobs-Tamberi descritto “come se due alpinisti avessero aperto una nuova via“.
C’è spazio infine nel capitolo conclusivo – ma di fatto già s’intravedeva in lontananza quando Schiavon parla di Jacobs, Crippa, Battocletti, ecc. – sul tema della cittadinanza, delle origini, sull’accesso alla “nazionalità italiana” e da qui a rappresentarla in maglia azzurra. Domande aperte, non solo quindi sullo sport, ma sul futuro del paese.
Un libro che in definitiva non presenta errori – bè, un piccolo refuso geografico passabile: la Calenzano di Larissa (Iapichino) posta nel Mugello – in cui, in antitesi con la comprensione del lento procedere della crescita individuale di uno sportivo, tutto scorre così fluido che lo si termina nel rapido tempo di un tacco-punta, di un hop-stop-jump, di una rotazione in pedana o di un’uscita dai blocchi.
Andrea Bruschettini, 11.8.2025
