TOKYO 1964 – TOKYO 2020: CORSI E RICORSI STORICI, LE MANCATE OLIMPIADI DI LORETTO PERICCIOLI

TOKYO 1964 – TOKYO 2020: CORSI E RICORSI STORICI, LE MANCATE OLIMPIADI DI LORETTO PERICCIOLI

In questi giorni in cui ci saremmo preparati ad accogliere davanti allo schermo l’atletica leggera alle Olimpiadi di Tokyo 2020, e avremmo sperato di vedere al via il nostro Yohanes Chiappinelli, un curioso caso di corsi e ricorsi storici ci porta proprio a Tokyo, alle Olimpiadi del 1964, cui l’Uisp Atletica Siena sognò di essere presente con il forte fondista Loretto Periccioli.

Abbiamo per questo recuperato il vivido racconto di quel periodo, di quegli anni, di quell’atletica (forse non troppo dissimile da quella attuale), nella capillare narrazione che Renzo Corsi fece nel numero di gennaio 1999 della nostra rivista – newsletter interna “CorriSaltaLancia”.

Ve la proponiamo pertanto qui, con la speranza di veder effettuate le Olimpiadi giapponesi il prossimo anno, e soprattutto di poter tifare per la prima volta un atleta cresciuto nella nostra società.

(nota di lettura, dove si cita “Dionisi” s’intende Adolfo Foffo Dionisi, fondatore dell’Uisp Atletica Siena)

Avevamo concluso la precedente puntata della storia dell’Uisp Atletica Siena dicendo che ci saremmo soffermati su un particolare, ma significativo momento dell’attività della società, l’Olimpiade mancata di Loretto Periccioli, il nostro atleta-contadino che all’inizio degli anni ’60 apparve fra i più promettenti fondisti italiani, elemento nuovo in campo regionale, sia nelle campestri che in pista (15.01.0 nei 5000, 31.35.0 nei 10000 e 9.55.8 nei 3000 siepi), tanto che nel 1961, chiamato al servizio militare, Ezio Rossi, futuro C.T. azzurro, lo volle al Centro Sportivo Esercito di cui era allora responsabile.

In verità non fu quella un’annata fortunata per Periccioli che non conseguì i progressi che ci si attendeva dalla sua presenza in una società militare. Così quando nel 1962 rientrò a Siena, Dionisi dovette ricominciare un vero e proprio lavoro di ricostruzione e l’atleta già alla fine della stagione si era riportato su buoni tempi.

         A Praga in una riunione internazionale alla quale partecipava con una rappresentativa nazionale dll’Uisp otteneva 15.14.0 sui 5000 e 32.14.0 sui 10000, collocandosi fra i primi quindici nelle classifiche stagionali italiane, mentre in Toscana riprendeva il ruolo di primo piano vincendo il titolo regionale dei 5000. Ma Dionisi nell’inverno cambia strategia e, avvicinandosi le Olimpiadi di Tokio ’64, indirizza Periccioli alle corse su strada con l’obiettivo della maratona olimpica, considerando le ottime doti di fondo del giovane, ormai popolare, “Ciuccino”.

         L’inizio di stagione 1963 conferma che l’intuizione di Dionisi era giusta. Nel Gran premio S. Giuseppe, una classica del 1° Maggio a Roma sulla distanza di 23 km, seconda prova del campionato di società su strada, Periccioli si piazza a sorpresa al terzo posto dietro la coppia AmbuDe Florentis che aveva dominato la prima prova. E successivamente si ripeterà nella terza prova. Dionisi, convinto ormai della sua scelta, sta preparando il colpo grosso dell’esordio di Periccioli sulla lunga distanza; evita di sacrificarlo alle esigenze della classifica di società, ed intanto continua a misurarlo sui 20 km, in gare su strada nazionali ed internazionali.

Nel frattempo si era infortunato Ambu, il sardo battuto a sorpresa come si ricorderà, da Mario Casini nella finale nazionale del G.P. di Mezzofondo 1953, e che passato ormai alle lunghe distanze, era divenuto il miglior maratoneta italiano in assoluto, già qualificato P.O. (Probabile Olimpionico).

         Periccioli partecipa a Sassari il 1° settembre al campionato di maratonina che vede vittorioso De Florentis del Trionfo Ligure, ma una settimana dopo l’atleta senese dimostra tutte le sue qualità, infliggendo una secca sconfitta al neo campione italiano, proprio sulle sue strade di casa, a S. Remo nel Trofeo Dorando Petri, distanziandolo di ben mezzo minuto, sulla identica distanza dei 20 km, mentre il 1° novembre, nel classico XIX Giro Internazionale di Trento è secondo dietro lo jugoslavo Farcic, ma primo degli italiani davanti a Conti, un ottimo fondista dell’Atl. Schio, che compariva sempre nei primissimi posti delle classifiche stagionali delle classiche distanze del fondo in pista.

Non è superfluo ricordare che anche in quell’anno Periccioli si ripeteva come campione toscano assoluto dei 5000.

         Si giunge così al 17 novembre, campionato italiano di maratona a Reggio Calabria, settimana prova del campionato italiano di società su strada. Assente Ambu, Periccioli diventa protagonista assoluto della gara, la domina a lungo, ma proprio nel finale, quando sembrava sicuro vincitore, sbuca a sorpresa un inatteso avversario, lo sconosciuto Jegher dell’Amatori Genova, fino ad allora vissuto all’estero, che supera in volata Periccioli mandando all’aria la strategia di gara preparata da Dionisi.

I tecnici della Fidal sono abbastanza sorpresi ed imbarazzati per l’esito di questa maratona, che mette in luce due nuovi imprevisti candidati alla maglia azzurra per Tokio, che sembrava ormai destinata senza problemi, alla coppia Ambu – De Florentis, oltre che per il riconosciuto  valore dei due atleti, anche per il peso “politico” delle loro società di appartenenza, la Lilion Snia Varedo ed il Trionfo Ligure.

L’almanacco annuale della Fidal rivela, già nel titolo del commento alla stagione, “Senza mattatore le corse su strada”, l’inattesa situazione creatasi. Ecco infatti cosa scrive, fra l’altro, l’anonimo estensore (ma quasi certamente Alfonso Castelli allora vicesegretario generale della Fidal): “All’inizio della stagione sembrava che Antonio Ambu, che aveva terminato la stagione precedente in bellezza ed appariva il dominatore della situazione, fosse destinato a continuare la sua lunga collana di successi. Malauguratamente un infortunio lo ha costretto praticamente all’inattività per lunghi mesi e ciò ha dato via libera a tutti coloro che aspiravano alla successione. Se leggiamo i protagonisti delle principali gare troviamo un succedersi di atleti, da De Florentis a Lavelli, da Conti ad Antonelli, da Periccioli ad Jegher. Una situazione fluida che non consente di affermare con sicurezza che l’uno è stato migliore dell’altro, nel complesso della stagione.”

         In verità nella stagione 1963 solo Periccioli era stato il protagonista davvero nuovo, cui si era aggiunto Jegher spuntato a sorpresa, ma solo nel finale della stagione.

         Comunque il nostro atleta non può essere ignorato e viene convocato, con i migliori fondisti italiani, al Centro Tecnico Federale di Schio, dove svolge la preparazione invernale per l’attesa stagione olimpica 1964.

Purtroppo non sarà molto fortunato; viene colpito da una brutta influenza e sarà costretto a saltare tutto l’inizio della stagione, mentre Ambu, che ha ripreso in pieno, ed Jegher dominano in coppia, tutte le gare di campestre e di corsa su strada del periodo inverno – primavera.

Inoltre Periccioli è al suo primo anno di lavoro dipendente, assunto come custode allo stadio comunale e l’impegno non gli lascia molto tempo libero per allenarsi.

         Tuttavia riprende con pazienza e ad agosto torna in pista a Rieti nell’incontro Lazio – Toscana (110-108), giungendo secondo nei 5000 in 15.27.8.

Anche se appare chiaro che la Federazione è ormai orientata sulla coppia Ambu – Jegher per Tokio, Dionisi non si arrende; ha rimesso in condizione Periccioli e prepara un altro colpo a sorpresa per il campionato di maratonina in calendario il 27 settembre a La Spezia, prova generale per Tokio ormai imminente.

Per i tecnici federali sarà un vero brivido: l’atleta dell’Uisp Atletica è di nuovo protagonista della gara che conduce in testa fin dall’inizio, cercando di staccare gli avversari, perché mancando di sprint, vuole evitare un arrivo in volata. Ma i due azzurri fiutano il rischio e coalizzandosi riusciranno, solo nel finale, a raggiungerlo e superarlo: Ambu (1.01.34) davanti a Jegher (1.01.41) e Periccioli (1.02.24).

A Tokio trionferà nella maratona il leggendario Abebe Bikila, l’etiope che correva scalzo, ripetendo il successo dell’Olimpiade romana segnando 2.12.11.

Ambu quinto sino al km 29 colpito da crampi, riuscirà comunque a terminare la gara, con ammirevole sacrificio, finendo 40° in 2.34.0 mentre Jegher farà meglio, 17° in 2.24.0. Come si vede, Periccioli la sua buona figura sicuramente avrebbe potuto farla, se la Federazione, con un po’ di sensibilità nei confronti di un autentico dilettante, lo avesse premiato con una meritata partecipazione, allargando a tre atleti la rappresentativa azzurra.

Ma l’Uisp Atletica non aveva troppi santi in paradiso, per poter pretendere tanto, anche se va detto, ad onore del vero, che a quei tempi la Fidal era più rigorosa nel capitolo delle spese.

Dionisi tentò comunque un’ultima rivincita. Il 1° novembre si disputava a Genova la maratona tricolore, furbescamente rimandata a dopo Tokio, per evitare in precedenza pericolosi confronti. Jegher non partecipa, mentre Ambu, che al 35° km è in testa, appare in difficoltà e Periccioli che insegue con un gruppetto di cinque atleti, pare deciso alla caccia di Ambu, ma appena sta per riprenderlo, sbucando nel rettilineo finale sul mare, è colpito da un forte vento che gli procura un doloroso crampo alla milza.

Svanisce il sogno del titolo tricolore e Periccioli finirà ottavo, quasi a passo. Tuttavia questa maratona sorprende tutti per uno straordinario risultato tecnico, che fa esultare. Come riporta il n. 43, dicembre 1964, di Atletica, organo ufficiale della Fidal, è record personale per tutti i primi classificati, da Ambu in 2.15.12.6 a Periccioli in 2.25.08.6.

Di questi tempi fantasma, però non si ritroverà memoria nelle statistiche ufficiali ed il sospetto è che il percorso non fosse stato misurato regolarmente.

         Periccioli rimarrà così con il suo 2.32.37.1, che resisterà come primato provinciale fino al 1979 (Franchi Mens Sana, 2.23.42.29) e come primato sociale sino al 1984 (Manca, 2.25.49.0).

         Con i due piazzamenti di Periccioli in queste gare di fondo l’Uisp Atletica Siena che non ha partecipato ad alcuna delle altre prove su strada finirà al 14° posto nella classifica seniores e 21° assoluta su 44 società, pagando l’assenza di junior ed allievi.

Periccioli continuerà ad essere l’alfiere dell’Uisp Atletica anche negli anni successivi.

Nel 1965 è terzo a Trieste dietro Ambu e Conti nella seconda prova del campionato di società su strada e la nostra società dopo due prove è quinta dietro Acli Roma, Fiamme Oro Bari, Snia Varedo, Pro Sesto. Finirà 18° assoluta e 7° fra i seniores.

Nel campionato italiano di campestre a Firenze, Periccioli si classifica 9° mentre fra gli allievi fa il suo esordio Fabio Fedolfi mentre fra gli juniores insieme a Messina, viene schierato, per esigenze di classifica, anche il marciatore Enrico Dionisi.

L’Uisp Atletica Siena è 25° su 102 società.

         Forse oggi, a chi legge, non appariranno classifiche esaltanti, ma con quel certo senso di discriminazione che aleggiava intorno all’Uisp Atletica, va capito quanto motivo di orgoglio c’era nell’essere presenti, nel vedere il nome della nostra società nelle classifiche nazionali, distinguere le nostre maglie biancorossonere in mezzo, talvolta anche davanti, a quelle delle più affermate società italiane, anche se va detto che non abbiamo mai avuto complessi di inferiorità di sorta.

         Ricordiamo in questo senso un episodio abbastanza significativo di cui fui testimone diretto. Dionisi, visto che disponevo di una 500, mi aveva mandato ad accompagnare Periccioli ad una gara su strada a Civita Castellana, dove il nostro atleta finì per essere l’animatore inatteso della gara, riscuotendo l’ammirazione del numeroso pubblico per la sua generosa combattività anche se alla fine, come sempre venne battuto in volata da De Palma.

Ebbene, al momento della premiazione mi accorsi che venivano distribuite a tutti i migliori classificati, oltre ai premi anche delle buste che, intuii, essere dei rimborsi ai molti atleti invitati dagli organizzatori, sicuramente meno prestigiosi di Periccioli. Naturalmente chiesi uguale attenzione per il nostro atleta, ma con un certo imbarazzo mi fu detto che non era stato preso in considerazione, perché era dell’Uisp. Solo facendo la voce grossa, riuscii a ricevere il giusto riconoscimento.

         Sembrano storie lontane, di altri tempi, ma pensando a certe dichiarazioni che si sentono ancora in giro, alle soglie del 2000, da parte di certi personaggi arrivati alla politica da non molto, ci si renderà conto che certe vecchie idee sono dure a morire.

         Ma torniamo al nostro racconto delle vicende sportive. Con la stagione 1966 Periccioli si avvia a concludere la sua attività, ma non mancheranno né a lui, né alla società altre soddisfazioni: a Parigi nel classico cross dell’Humanité giungerà 2° nella categoria “lavoratori” partecipando con una rappresentativa nazionale dell’Uisp che il vostro cronista ebbe l’onore di guidare; mentre nel campionato italiano di maratonina a Recco giungerà 7° in 1.05.48, un tempo sempre di buon livello tecnico, a ridosso del quinto e sesto classificati.

Con questi risultati ed altri piazzamenti (16° nel campionato italiano di corsa campestre) l’Uisp Atletica sarà ancora presente con il 16° posto, nelle classifiche del campionato di società sia di corsa su strada che di campestre.

         L’ultima sua importante apparizione sarà ancora a Parigi al Cross dell’Humanitè, nel febbraio ’67, dove giunse 6°, il migliore della rappresentativa UISP italiana.

L’abbiamo fatta un po’ lunga, ma la vicenda di Periccioli ed in particolare della sua maratona olimpica mancata , ci sembrava importante per chiudere il decennio ’60. Ci stiamo avvicinando agli anni ’70, nuovi protagonisti stanno per entrare in scena. E saranno ancora di primo piano. Ne parleremo la prossima volta, se non vi abbiamo annoiato!

“CorriSaltaLancia” la newsletter dell’Uisp Atletica Siena pubblicata internamente a fine anni novanta

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