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Elena Vallortigara, il successo della forza mite

Elena Vallortigara, il successo della forza mite

Ma lei quel salto l’avrebbe fatto?

Una leggera esitazione: No, forse no, me lo sarei preservato per le Olimpiadi.

Era il luglio 2016, Gianmarco Tamberi aveva fatto il record italiano a 2.39 a Montecarlo, e subito dopo si infortunava tentando 2.41

Intervistata in proposito, andiamo a fallace memoria, così si esprimeva sul caso Sara Simeoni, mettendo nella risposta tutta la sua atletica degli anni settanta, sobria ed elegante, così in contrasto con quella dei 2000 e in particolare con l’approccio agonistico del Gimbo nazionale.

Impossibile fare paragoni, impossibile tarpare le ali a un vulcano di emozioni e sana follia, ma il salto giusto al momento giusto, preservato e nascosto, è sempre una regola aurea per il salto in alto.

Sarà forse per l’origine comune veneta, Simeoni di Verona, Vallortigara di Schio, che l’approccio agonistico delle due appare molto simile, e dopa tanta rincorsa Elena ha coronato il suo sogno di una medaglia in una grande rassegna internazionale, ponendo non uno, ma piuttosto più salti giusti al momento opportuno.

Se ne paliamo qui, pur essendo lei un’atleta di altre società (Carabinieri / Assindustria Padova), è indubbiamente per la forte fonte d’ispirazione che da sei anni alimenta qualsiasi nostro atleta che frequenti il Campo Scuola, da quando lei scelse come “ultima spiaggia” di venire a Siena per allenarsi con il nostro presidente Stefano Giardi.

E’ stato ed è un lungo viaggio; una ricorsa che viene da lontano, e che, pur nella semplicità delle strutture come quelle dell’impianto senese, ha saputo forgiare un’atleta ascesa da quasi dimenticata speranza azzurra quando da adolescente saltava 1.91, al 2.02 del 2018 che le ha aperto nuove prospettive che hanno atteso quattro anni per concretizzarsi ai Mondiali di Eugene 2022.

Lei non si è arresa in questi anni di alti e bassi; piccoli e subdoli infortuni e incertezze che ne hanno fatto oscillare la fiducia, e con lei non si è arreso Stefano che è riuscito a sublimare la sua ossessione per il salto in alto, ponendo Siena al centro del mondo della specialità, ampliando le opportunità per tutti i presenti: nuovi materassi, l’arrivo di Zhang e degli altri atleti cinesi, l’apertura delle porte del PalaGiannelli per allenamenti indoor, fino alla nascita del Siena High Jump Contest che da esibizione in Piazza del Campo si è trasformato nella competizione indoor che puntella il calendario invernale dell’atletica italiana.

Elena Vallortigara è divenuta in questi anni senesi la prima saltatrice in Italia e una delle migliori al mondo; ma non si è trasformata in una prima donna.

Ha sempre diviso pedana e allenamenti anche con altri atleti; ha richiesto la giusta attenzione dal suo coach, ma non ha messo veti. Allo stesso tempo Stefano Giardi non ha rinunciato ai suoi molteplici impegni di allenatore, direttore tecnico, Presidente, promotore campi estivi della nostra società fino ad assumere anche la carica di fiduciario tecnico regionale.

Se le giornate sono fatte di 24 ore, lui non se ne è accorto sicuramente….

Con il bronzo conquistato a Eugene saltando 2.00m al primo tentativo, Elena Vallortigara ci ha dato due insegnamenti, quantomeno ne riconosciamo due di primi acchito.

Il primo, è il successo della “forza mite”, di chi ha voglia di emergere, di affermarsi, di ottenere un importante risultato, di mostrare il proprio valore quando conta, senza per questo scadere nella presunzione, arroganza, che si leggono nei gesti, nelle frasi, negli sguardi di certi campioni – vedi un po’ anche il fortissimo Jacob Ingebrigtsen – che si sentono al centro dell’universo e che si esprimono con concetti stereotipati molto “american style”, come se la lotta per la vita e la vittoria fosse solo e soltanto un continuo homo homini lupus.

Elena ci ha fatto capire che si può dubitare, pensare, rispettare il valore degli altri senza diminuire il proprio e inseguire per lungo tempo, con abnegazione e sopita fiducia, il traguardo che vale una carriera.

Certo il salto in alto – come altre discipline nell’atletica – non porta allo scontro corpo a corpo, fisico diretto di tanti sport, e questo può aiutare a competere con maggiore candore.

Ma non tutte e tutti nelle stesse condizioni si esprimono con la naturale eleganza, nei toni gentili e rispettosi di Elena.

Quindi in primis questo risultato è la vittoria del “Vallortigara style”.

L’altro insegnamento del bronzo statunitense è proprio insito nella disciplina salto in alto.

Non ci sarà lo sfregamento dei corpi che lottano spalla a spalla per una volata, o che intrecciano i muscoli per contendersi una palla, ma provate a mantenere la concentrazione per ore in pedana cercando ogni volta si saltare più e meglio degli altri!

Le energie nervose e la ricerca interiore della forza per superare la quota fissata e allo stesso tempo far meglio degli avversari, scavano in profondità l’animo delle saltatrici e dei saltatori, aprendo voragini che amplificano il dubbio amletico: lo salto o non lo salto?

Per arrivare alla gran gara dell’Oregon, Elena ha dovuto mandar giù bocconi amari per quattro anni, riuscendo alla fine a far pace con l’asticella delle qualificazioni, facendo percorso netto fino a 1.93 (1.81 – 1.86 – 1.90 – 1.93).

Aperta la porta della finale, è entrata con passo regale, continuando senza incertezze: 1.86 – 1.89 – 1.93 – 1.96 – 1.98 – 2.00 tutte alla prima.

Se qualcuno in quel momento – quando Patterson, Mahuchikh, Gerashchenko valicavano i 2.00 al secondo tentativo – si fosse illuso che era fatta, che Vallortigara aveva come minimo la medaglia al collo, magari d’oro, sarebbe stato sicuramente un grande ingenuo o sprovveduto.

Ecco che a 2.02 il salto in alto mostra il suo volto più bello, o subdolo se si vuole, in cui come in una mano di poker (ma senza l’intervento della fortuna), tutto si ribalta in un attimo e può non contare più nulla quello che si è fatto prima.

Ce lo dimostrano prima la Patterson, che improvvisamente da quarta (causa i due errori a 1.98) rovescia il tavolo, salta 2.02 alla prima e fugge per la vittoria; poi l’ucraina Mahuchickh, la giovanissima favorita della vigilia, che si prende la quota al secondo tentativo, ma non la vittoria perché poi, rimaste sole in pedana a 2.04, l’asticella cade tre volte per entrambe.

Brividi però ai 2.02, perchè, anche se appare ormai ai propri limiti, l’altra ucraina Gerashchenko può sempre ferire saltando al secondo o al terzo la misura, per cui Elena, dopo un primo tentativo abbozzato, ritrova la concentrazione e piazza un secondo di sostanza che porta l’asticella a cadere solo per un’inizia.

Il terzo tentativo è la fine della gara con l’ultima X sia per l’azzurra sia per la l’ucraina, e finalmente una medaglia di bronzo di grande prestigio.

Ecco riassunta così una gara bella e di forte tensione, in cui, per assurdo, se Vallortigara avesse saltato tutte le quote al terzo tentativo e poi i due metri al primo, il suo piazzamento finale non sarebbe cambiato!

Ora Elena e Stefano dicono che non vogliono fermarsi, che giustamente già guardano con rinnovata fiducia agli Europei di Monaco e poi alle grandi competizioni dei prossimi anni, per aggiungere nuove medaglie. Come dargli torto?

Però, per chi guarda, osserva, tifa, e si fa ispirare al Campo Scuola, è già tanto così; chi sta fuori può fermarsi a fare i complimenti e applaudire, come abbiamo fatto negli anni passati con i successi del nostro Yohanes Chiappinelli.

Risultati

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A proposito di Chiappinelli, un nuovo mezzofondista di livello si affaccia sempre più rapidamente al top non solo nazionale, ma anche internazionale.

Latena Cervone mentre suona l’inno di Mameli per la sua vittoria nei 1500m
agli EYOF di Banska Bystrica

Stiamo parlando di Latena Cervone.

Avremmo dovuto parlare in questa nota web innanzitutto di lui, in quanto nostro atleta, ma in questo caso era giusto dedicare la copertina alla medaglia di Elena Vallortigara.

Latena ha vinto in maglia azzurra gli EYOF nei 1500m.

Nel giro di un mese è cresciuto notevolmente l’azzurrino, prima gli Europei U18 con il quinto posto sulla distanza, poi questo successo internazionale, che lo pone giusto giusto sulla scia dei magnifici titoli continentali U20 e U23 di Yohanes nel 2015 e nel 2017.

Trovate il racconto della sua gara e l’analisi di coach Maurizio Cito nel comunicato allegato.

La nostra nota web tutta tinta di azzurro termina qui, ma applausi e lodi a queste medaglie continuano.

Risultati

AB


(foto di copertina di Elena Vallortigara – foto © FIDAL COLOMBO / FIDAL)

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1 commento

  1. GIARDI STEFANO

    un grande giorno, aspettandone un altro , e poi un altro ancora , fino al 2024 in quel di PARIGI, dove ci sarà la rivincita di TOKYO.

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