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Tokyo: le nostre Olimpiadi stregate

Tokyo: le nostre Olimpiadi stregate

Che le Olimpiadi di Tokyo abbiano qualcosa di misterioso che tende a conferirne un’aurea stregata, è ormai risaputo.

Nel 1964 le Olimpiadi giapponesi furono quelle che si sarebbero dovute tenere nel 1940, ma che varie vicende belliche fecero cancellare; quelle del 2020, non c’è bisogno di dirlo, sono quelle rimandate per il COVID, e che speriamo tra poco possano effettivamente disputarsi, anche se in un contesto particolare.

Ma i Giochi olimpici nipponici sono soprattutto un miraggio irraggiungibile per la nostra società, l’Uisp Atletica Siena, che solo nel 1964 e nell”edizione odierna, ha sognato di mandare per la prima volta un proprio atleta nel massimo contesto mondiale.

Le Olimpiadi del 1964 furono quelle mancate per un’inezia dal maratoneta Loretto Periccioli; altra atletica quella, per Loretto, vero dilettante come un po’ tutti all’epoca, una rocambolesca rincorsa alla maglia azzurra di cui abbiamo parlato un anno fa nel pezzo al seguente link.

Le Olimpiadi del 2020 (traslate al 2021) sono allo stesso modo quelle inseguite fino allo spasimo da Yohanes, Chiappinelli.

Il talento più cristallino cresciuto nel nostro vivaio, per poi approdare ai Carabinieri, ci ha fatto entusiasmare per anni con titoli internazionali giovanili, il grande 2018 (bronzo europeo a Berlino, bronzo ai Giochi del Meditteraneo, bronzo alla Continental Cup), titoli italiani e tanta tanta qualità.

Il percorso sembrava tracciato, con un personale di 8’24″26 nel 2019 e lo standard a cinque cerchi fissato a 8’22″00; sembrava che l’obiettivo fosse a portata di mano.

Invece, purtroppo, la dura legge della pista e del cronometro si sono opposte alla volontà di Yohanes e di coach Maurizio Cito.

Cinque gare in poco più di un mese, correndo sempre con determinazione (al di là dell’appannamento iniziale nella gara di Ostrava), caparbietà, e voglia di acchiappare qualcosa che ogni discesa in pista, ogni passaggio alla riviera, è apparso un po’ più lontano, con un cronometro ingrato verso i buoni e proficui allenamenti.

Eppure Yohanes non ha voluto alzare bandiera bianca fino in fondo, fino all’appena concluso weekend dei Campionati italiani assoluti di Rovereto, quando il menù prevedeva, oltre che la maglia tricolore, lo scontro diretto con Ala Zoghlami per guadagnare punti nel ranking internazionale, e magari l’ennesima opportunità di centrare il minimo.

Ne è venuta fuori una gara su alti ritmi, condotta dall’estemporaneo pacer Bamaoussa, cui si sono accodati Ala Zoghlami e Yohanes. Rimasti soli, il palermitano ha proseguito incessante con le sue ampie falcate, mentre il senese ha tenuto botta da par suo, cercando anche di prendere la leadership. Fatale l’ultimo chilometro in cui il poliziotto si è involato al successo in 8’17″65, mentre il nostro Carabinieri ha chiuso in 8’25″32.

Con il terzo italiano al minimo olimpico nella specialità, le possibilità di andare a Tokyo in virtù del ranking mondiale, sono immediatamente svanite.

Grande onore ai tre futuri olimpici dei 3000 siepi, con Ahmed Abdelwahed che al Golden Gala ha corso in 8”12″04, e l’altro Zoghlami, Osama, 8’14″29 sempre a Firenze, perché si attestano ad alto livello mondiale, e rendono merito a una specialità che in Italia ha ripreso a progredire anche grazie al grosso impulso che Yohanes & Maurizio hanno dato al movimento.

Terminata la cronaca, rimane nell’aria quel senso inafferrabile e impalpabile della lunga rincorsa e dei traguardi programmati che sfumano.

Che sia grande (come in questo caso) o piccolo (l’atleta che mira alla gara per fare il personale perchè si sente in forma), chi da anni frequenta piste e pedane, sa, o ha provato, lo scorno dell’obiettivo non raggiunto.

Duri lavori in allenamento; affinamento dei programmi; concentrazione; impegno; calcolo dei picchi di forma, nulla lasciato al caso, ma poi il risultato sperato non arriva.

E’ come se un allineamento non si verificasse, perché fisico e mente non danno i responsi attesi al momento opportuno.

Un grosso dispiacere, una grossa delusione su cui si gira attorno a volte per lungo tempo prima di digerirla e venirne a capo; fino a quando per incanto, e soprattutto per volontà, una lucina si accende e ci fa vedere la via d’uscita.

Yohanes avrà modo di riflettere e metabolizzare, ma chi lo ha visto e applaudito in questo cammino, cioè noi, non può che ringraziarlo per le tante emozioni e per i successi di questa prima tappa di carriera agonistica conclusa bruscamente; allo stesso tempo, possiamo già ricaricarci per sostenerlo per le prossime battaglie.

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Dagli Italiani assoluti di Rovereto, come riportato nella nostra pagina Facebook, complimenti a Elena Vallortigara e il nostro presidente e direttore tecnico Stefano Giardi per il titolo italiano dell’alto (1.88); ottimo decimo posto della staffetta 4×100 femminile , e diciassettesimo di Linda Moscatelli nei 400 hs.

A.B.

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